Fonte: Coming soon

In una bella e assolata giornata di ottobre siamo tornati all’università, non per recuperare il certificato di laurea o accompagnare figli o nipoti, ma per assistere all’inizio delle riprese de L’uomo di fumo. L’università è La Sapienza di Roma e il luogo scelto per una delle scene emblematiche del film è la fontana antistante la statua della Minerva. Quella statua non l’abbiamo mai guardata quando andavamo a fare gli esami, perché si diceva che portasse sfortuna, ma adesso che il famoso pezzo di carta lo custodiamo gelosamente a casa, possiamo fissare con aria di sfida l’antica divinità romana.
L’uomo di fumo è il nuovo film di Giovanni Soldati, che torna a dirigere l’amore della sua vita Stefania Sandrelli in un road movie che è anche un po’ poliziesco e un po’ commedia drammatica. Scritto da Giacomo Scarpelli e Marco Tiberi con la collaborazione dello stesso Soldati, sarà girato, oltre che a Roma, a Latina, San Felice Circeo, Pontinia e Sabaudia. Si andrà avanti per quattro settimane, poi via al montaggio, per un’uscita in sala magari in primavera, chissà…
L’uomo di fumo ha come protagonisti due giovani di poco più di vent’anni, ed è quindi anche un romanzo di formazione. La storia comincia quando Sara, una ragazza che vive con la nonna (Stefania Sandrelli), decide di inseguire il proprio passato andando in cerca del padre che credeva morto. Ad aiutarla sarà un coetaneo di nome Luca che studia giurisprudenza e si diverte a fare il detective. Quest’ultimo personaggio è interpretato da Marco Valerio Montesano, mentre Sara ha il volto di Selene Caramazza.

Incontriamo i ragazzi insieme al regista in un camion-ristorante dove veniamo forniti di cestini con il pranzo. Scegliamo il rosso e drizziamo le orecchie pronti a lasciarci trasportare nelle atmosfere del film. “Sto vivendo un momento di euforia gigantesca come era anni che non mi capitava nella mia vita” – ci dice subito Giovanni Soldati, che aveva in testa questa storia da qualche anno e che si è buttato di nuovo nella mischia, dopo aver lavorato in televisione, grazie ai produttori Mariella di Sacchi e Amedeo Letizia, che affettuosamente chiama “i miei angeli”. All’inizio il personaggio di Stefania Sandrelli aveva un peso maggiore nella vicenda, e non era una nonna ma una madre, poi il tempo è passato e le cose sono cambiate. A rimanere immutato, però, è stato il rapporto artistico fra attrice e regista: “Dopo La sposa americana ho diretto Stefania in due episodi de Il bello delle donne. Sentivo che era giunto il momento di tornare a collaborare. Con lei basta uno sguardo, o anche meno. Come diceva Bernardo BertolucciStefania è sufficiente che la tocchi sulla spalla e lei va. Ha bisogno di pochissime indicazioni”.

Poi Giovanni Soldati e Mariella Sacchi ci raccontano per filo e per segno la trama de L’uomo di fumo, che non condivideremo con voi perché la parola spoiler non rientra nel nostro vocabolario. Vi diremo solo che il regista ha dichiarato: “Il film è per me un pretesto per raccontare l’Italia di oggi. Noi il Covid non lo trattiamo ma tutto il resto sì. Parliamo di disagi sociali e intellettuali, di tutto, anche di una grande storia d’amore”.

Per Marco Valerio Montesano e Selene Caramazza L’uomo di fumo non è un esordio cinematografico. Lui ha già recitato in due film, fra cui Tornare di Cristina Comencini, mentre lei ha affiancato Simone Liberati in Cuori puri di Roberto De Paolis.
“Quando ho letto la sceneggiatura” – ci dice Selene – “L’ho trovata bellissima. Mi piaceva l’idea di accostarmi a una ragazza che ha più o meno la mia età e che prova tante cose che io stessa ho provato. All’inizio Sara è una ribelle che non si lascia attraversare dall’amore e si nasconde dietro ad alte barriere. Poi le sue certezze crollano e il suo rapporto con la nonna va in crisi. A quel punto la ricerca del padre diventa per lei la ricerca della propria identità”.
Da Stefania Sandrelli la Caramazza racconta di aver imparato molto e ci confessa che nei lunghi giorni di letture del copione che hanno preceduto le riprese la guardava estasiata.
Marco Valerio Montesano, invece, guardava la serie tv con Jim Hutton Ellery Queen: “Ho visto tante puntate di Ellery Queen perché il mio Luca ha velleità poliziesche. Poi, leggendo e rileggendo la sceneggiatura, ho cercato di capire il ritmo della vicenda e il ritmo di Luca“.

Come Giovanni Soldati, il cui papà era Mario Soldati, il giovane attore è un figlio d’arte. Suo padre è Enrico Montesano, e per lui è sempre stato una guida, un esempio da seguire: “Papà è stato il mio primo maestro, e mi porto dietro insegnamenti che ho ricevuto prima ancora di essere cosciente del lavoro che avrei fatto. Sono dei segreti che si tramandano di padre in figlio e che non posso rivelare”. Quanto al rapporto fra Soldati senior e Soldati junior, il regista de L’uomo di fumo spiega semplicemente: “Mio padre è stato la mia vita, ho imparato tutto da lui”.

L’uomo di fumo è prodotto da Quality Film, Cinemusa in collaborazione con Rai Cinema e il sostegno della Regione Lazio. Nel cast c’è anche Giorgio Borghetti. Interpreta il padre di Sara, che poi è l’uomo di fumo. Il perché di questo soprannome lo scopriremo andando al cinema.